La collezione Re{form} Zara (Vol. 1) di John Galliano arriva oggi in vendita e fin dalle prime ore suscita esattamente ciò che ci si poteva aspettare dall’incontro tra uno dei designer più iconici della sua generazione e uno dei più grandi marchi high street. A Londra si sono formate code davanti al negozio Zara di Bond Street. Nel frattempo, online hanno iniziato a circolare rapidamente le foto della collezione. La discussione riguarda non solo i prezzi o la disponibilità, ma soprattutto se Galliano sia riuscito a mantenere il proprio linguaggio personale nel mondo produttivo di Zara.
Dopo aver visto la prima edizione, la risposta è interessante: sì, e in modo deciso. È una delle poche collaborazioni di un noto designer con una catena di fast fashion, in cui il risultato non è una semplificazione dell’alta moda. Qui la direzione si inverte. Questo, invece, è un passo eccezionalmente audace e fuori dagli schematismi.
Zara come materiale, non come limite
Re{form} non è una classica collaborazione, in cui il designer crea alcuni pezzi appariscenti e il marchio si occupa del resto.

È un metodo molto caratteristico di Galliano. Invece di partire da un foglio bianco, inizia da qualcosa che esiste già e verifica fino a che punto si possa spingere il suo significato. In questo senso, Re{form} è più “d’autore” di quanto suggerirebbe l’etichetta Zara.
Ed è proprio qui che risiede il vero valore della collezione. Galliano non cerca di trasformare Zara in Dior o Margiela. Fa di Zara un Galliano.
Collezione Re{form} Zara (Vol. 1): Storico Galliano, ma senza nostalgia da museo
L’ispirazione proviene, tra l’altro, da Les Incroyables e Les Merveilleuses, ovvero la moda eccentrica della Francia post-rivoluzionaria, già presente nella celebre collezione di laurea dello stilista del 1984. Si percepiscono anche echi della Londra vittoriana, del punk, del film noir e dei suoi stessi archivi. Qui si nota la continuità con la rinomata collezione di Galliano per Maison Margiela.
Non si tratta però di citazioni dirette. Galliano prende la silhouette storica e la sposta verso la contemporaneità: allunga le scarpe, deforma i cappotti, costruisce spalle esagerate, utilizza tulle, pizzo, trasparenze e copricapi teatrali.



Di conseguenza, i vestiti hanno qualcosa che nella moda di Galliano è sempre stato fondamentale: creano un personaggio, non solo uno stile.
Le cose più interessanti nascono al confine tra la bellezza e la stranezza
Tri-Chic è un buon esempio di questo metodo. La borsa ispirata a un sacco della spazzatura viene trasformata in un accessorio multifunzionale che può essere indossato in diversi modi. Non si tratta solo di un concetto d’effetto. Galliano ancora una volta prende un oggetto privo di prestigio e ne cambia il codice.
Allo stesso modo funzionano i lunghi guanti, i bonnet e i cappelli creati con Stephen Jones, le winklepickers dalle punte esageratamente allungate o i cappotti dalle proporzioni volutamente alterate. La loro forza non deriva dall’aspetto decorativo, ma dallo spostamento di un elemento ben noto di qualche passo oltre la sua funzione originaria.
Questo è ciò che distingue Re{form} dalla maggior parte delle collaborazioni tra designer e catene di negozi. Qui il nome non è un semplice accessorio del prodotto. Il nome trasforma il prodotto.
Londra ha già risposto
Le code fuori da Bond Street dimostrano che Re{form} non è solo un progetto per il settore. La collezione ha suscitato un reale interesse tra i clienti e la disponibilità limitata di alcuni modelli le conferisce ulteriore fascino come oggetto del desiderio.
Questo è, tra l’altro, un altro paradosso del progetto. Galliano si rivolge al grande pubblico, ma lo fa attraverso una collezione che, sotto molti aspetti, mantiene la logica della moda da collezione: quantità limitate, un forte linguaggio autoriale, oggetti caratteristici e prezzi che vanno oltre il modello standard di Zara.
La collezione Re{form} Zara (Vol. 1) come terzo atto di Galliano
Il designer definisce questa collaborazione come l’inizio del suo “terzo atto” — dopo il proprio marchio, Givenchy e Dior, e dopo un decennio in Maison Margiela. Questo è importante, perché Re{form} non appare come una semplice tappa tra una casa di moda di lusso e l’altra. Sembra piuttosto un consapevole tentativo di verificare cosa accade al suo metodo quando ha a disposizione la scala di Inditex.
La prima collezione suggerisce che la risposta è piuttosto affascinante.
Ad agosto è stata annullata la mostra prevista di Galliano al Metropolitan Museum of Art, riaprendo così il dibattito sul suo ritorno pubblico. Questo è un contesto importante per la première, ma non cambia il fatto che Re{form} debba essere valutato anche come progetto di moda — per la costruzione, l’idea e l’esecuzione.
E qui Galliano rimane sorprendentemente coerente.
Non ha fatto una “Zara in stile Galliano”. Ha fatto qualcosa di molto più interessante: ha trattato Zara come una materia prima. E ha portato la moda di massa, quella delle catene, a un livello artistico. Galliano non semplifica l’alta moda per adattarla al cliente di massa, come spesso accade nelle collezioni collaborative di famosi stilisti con Zara o H&M. Lui alza l’asticella per il pubblico di massa molto in alto e lo mette di fronte a silhouette tipiche dell’Haute Couture.

Ecco perché Re{form} merita attenzione non solo come collaborazione tra un grande nome e un gigante dell’high street. È un esperimento sul confine tra moda di design e produzione di massa. E, almeno nel primo volume, un esperimento condotto con una chiara impronta autoriale.
Ora resta da vedere se questa mano funziona altrettanto bene fuori dalla campagna, nel guardaroba e nell’uso quotidiano.

